L'adozione

Notevoli sono i problemi che i genitori adottivi devono affrontare, e non sempre le istituzioni o i parenti riescono a garantire un aiuto adeguato; infatti, anche in presenza di uno scambio affettivo intenso e gratificante, sia gli adulti che il minore devono affrontare una situazione del tutto sconosciuta, responsabilità e impegni di cui non avevano avvertito pienamente il peso e la novità.

Che cosa accade in tali contesti? E in che modo può rivelarsi essenziale l’aiuto dello psicoterapeuta? 

Chiediamoci, innanzitutto, quando un bambino entra realmente a far parte di un nucleo che lo ha desiderato, e che da tempo si è rivolto ad un centro per le adozioni. 

Di rado egli inizia la sua nuova vita a pochi mesi di età; spesso ha già superato la prima infanzia e qualche volta ha persino affrontato i primi livelli dell’istruzione – sullo sfondo di abitudini culturali e luoghi eterogenei, di solito ignoti agli aspiranti genitori. 

Il bambino, quindi, spesso reca in sé un patrimonio conoscitivo già formato, sulla base di esperienze che hanno lasciato tracce indelebili, ad un livello più o meno profondo di coscienza. 

Per questo è necessario che i nuovi genitori prendano atto di tali realtà, soprattutto quando il bambino provenga da un luogo lontano, “straniero”, la cui  storia non dovrà essere rimossa, ma valorizzata quale segno distintivo e valore aggiunto. 

E’ utile, infatti, che essi cerchino di conoscere la cultura umana, le condizioni economiche e sociali di quella terra, e perfino che ne conoscano direttamente i cibi e gli odori dominanti. Perché è in tale contesto, e sotto l’influsso di tali stimoli, che il loro futuro figlio ha iniziato a plasmarsi, a diventare la persona che loro stanno imparando a conoscere, e che in seguito integrerà se stessa nel nuovo ambiente e in un destino nuovo.

Ci dicono i pediatri e i neurologi che non soltanto il bambino di pochi mesi, ma anche quello di pochi giorni ha memoria del suo ingresso nel mondo, e sa bene che tipo di accoglienza abbia ricevuto a partire dalle prime ore.

 Immaginiamo, quindi, gli effetti che certe emozioni insostenibili possono provocare in un bambino rifiutato, fragile e non ancora capace di rielaborare il vissuto: è ovvio che si saranno create in lui impronte psichiche fondamentali, che i nuovi genitori dovranno affrontare e rendere meno dolorose fin dagli inizi del rapporto adottivo. 

Se osserviamo più da vicino la situazione della coppia che ha da poco ricevuto il bambino, dopo una lunga attesa, noteremo come la relazione con il figlio di pochi anni sia comunque abbastanza facile: si tratta di un tempo felice, denso di scoperte e d’invenzioni.

Ma sarà opportuno proporre al piccolo, da subito, la cosiddetta verità narrabile, avviando con calma la ricostruzione del recente passato. Si tratta di una verità riguardante non solo l’evento adottivo, ma anche l’abbandono: da qui nascerà, dovrebbe nascere, la rielaborazione dei traumi che possono compromettere la serenità della nuova famiglia. 

Traumi che il colloquio con il terapista può far emergere e rendere meno devastanti: sofferenze come l’impossibilità di generare da parte di chi adesso sta proteggendo il bambino e gli offre amore, un amore a cui si contrappone l’abbandono da parte di chi gli ha dato la vita, e che per ragioni diverse, talvolta difficili da comprendere, lo ha dovuto respingere in modo definitivo.

Ancora più difficile, infine, può diventare il rapporto con i genitori una volta che il figlio sia entrato nella fase dell’adolescenza: infatti i problemi legati all’identità si aggiungeranno a quelli tipici indotti dal cambiamento del corpo e della psiche.

Qui l’aiuto del terapeuta sarà fondamentale: coinvolgerà l’intero gruppo familiare e ne ricostruirà le linee di convergenza – tenendo conto del patrimonio articolato e denso di riferimenti di cui sono portatori sia il ragazzo che  i suoi genitori adottivi.

Si terrà presente l’immaginario del figlio in relazione alla coppia biologica sconosciuta, ricostruendo la sua crescita e identificazione ottimale in seno alla famiglia che lo ha accolto e gli ha permesso di assumere la sua attuale fisionomia.

Al padre e alla madre che lo hanno fatto crescere verrà confermata la qualità e la peculiarità del loro essere coppia, oltre che genitori - e tale conquista restituirà energie e benessere interiore all’intero gruppo familiare.